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- CASONI -

Quando mi trovo al cospetto di uno dei pochi casoni che hanno mantenuto le originarie caratteristiche, mi ritrovo avvolto in quella visione tonale di colori ed in quella atmosfera che è la stessa di cento e più anni fa. Mi accorgo di vedere persone mentre compiono le quotidiane azioni della vita di quel tempo, vestite di poveri indumenti e segnate in volto dalla fatica e dalle sofferenze; bambini che si rincorrono ed animali domestici completano lo scenario.
In una bella giornata di sole durante una uscita a caccia di immagini da catturare con la mia macchina fotografica, proprio nei pressi dell’isola dei casoni, lungo l’argine che prosegue verso il centro abitato di Falconera, ho avuto la fortuna di incontrare una persona da tutti conosciuta a Caorle, il signor Silvio Marchesan che io chiamo “maestro”, l’autore di tanti quadri che hanno per tema proprio i casoni e la laguna oltre al centro storico della nostra città.
Silvio mi ha invitato a seguirlo su un vicino isolotto collegato all’argine da un lungo e stretto ponticello di legno, su cui sorge il suo casone.
A differenza di molti altri casoni che, venuto ormai meno lo scopo per cui furono originariamente costruti, sono stati adibiti a luogo di ritrovo tra amici che amano incontrarsi attorno al focolare “fogher” per bicchierate e pranzetti a base di pesce ed in funzione di questo sono stati oggetto di modifiche di vario tipo, il casone di Silvio non ha subito alcuno stravolgimento mantenendo la sua struttura originaria. Non vi sono acqua potabile né corrente elettrica.
Non è questo l’unico pregio del casone del “maestro” Silvio, esso è infatti una sorta di museo in quanto al suo interno vi si trovano moltissimi oggetti comunemente usati un tempo nelle pratiche della vita quotidiana in casone e della pesca in laguna. Lanterne con cassa in legno ed una parete a vetro, damigiane con cesto intrecciato a mano, anelli di sughero “cortegae” (galleggianti per le reti), “parangai” (lunghi fili con serie di ami da pesca) sistemati entro il “tamiso”, remi e forcole non sono che alcuni dei tanti oggetti presenti. Un manufatto, forse unico, è costituito da due tavole su cui sono scritte in colonna, con pennello e colore ad olio, diverse parole nel dialetto locale in uso alcuni decenni fa e che ormai solo raramente si odono ancora.

 

 

Sin dai tempi più remoti (si può datare all’era delle palafitte anche se si ritiene che la loro comparsa sia avvenuta intorno al II secolo d.C.), i casoni costituivano la caratteristica dimora ove i pescatori vivevano, spesso con l’intera famiglia in simbiosi con l’ambiente lagunare, dapprima stabilmente e poi nei periodi dell’anno in cui si praticava la pesca in laguna (la pesca in mare si sviluppò solamente agli inizi degli anni 30).
Per motivi di reciproca convenienza, non era cosa rara che sulle stesse lingue di terra emersa o isole fossero costruiti più casoni formando veri e propri villaggi. Un tipico esempio è rappresentato a Caorle dal Villaggio dei pescatori che sorge sull’isola detta “isola dei casoni” a cui si accede solamente in barca o attraverso un ponticello di legno che la collega alla terraferma.
E’ proprio al “Villaggio dei pescatori” che ancora oggi si posso incontrare persone che trascorrono gran parte della propria giornata a casone come i signori Eugenio e Giannino che ancora escono con le loro batee di legno spinte a remi a calare e recuperare le reti in laguna; senza dimenticare i loro inseparabili amici cani e gatti, naturalmente di razza.

CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE:

La struttura del casone era realizzata con materiale reperibile in luogo e quindi pali di legno per la struttura portante, canna palustre per la copertura e ramaglia per le legature.
La realizzazione veniva affidata ai cosiddetti Casonieri che svolgevano per mestiere questa attività ma non era raro che fosse la stessa famiglia che vi si doveva insediare a costruirlo alternando le fasi di costruzione con l’attività della pesca.
Le tecniche di costruzione mostravano alcune varianti da zona a zona della laguna (esecuzione o meno di pareti perimetrali verticali, di finestre laterali, ecc.) mentre invece valevano ovunque le regole della scelta del luogo ove realizzare il casone vale a dire su quelle terre emerse o isole della laguna che non venivano sommerse durante l’alta marea anche in condizioni meteorologiche estreme e dell’orientamento con l’unica porta sul lato di testa verso sud-ovest ed il lato opposto, la cuata, nella direzione del vento freddo di bora. Per maggiore sicurezza, prima di dedicarsi alla costruzione del casone, si innalzava ulteriormente la quota dell’area destinata allo scopo mediante riporto di terreno, di norma proveniente dalla formazione di uno stretto canale interno, il “ghebo”, che si scavava a mano nelle immediate vicinanze, da utilizzare come ricovero per le piccole barche da pesca.
Il casone tradizionale della zona di Caorle si presentava come un capanno a forma di V rovescia con base composta, cosiddetta “a biscotto”, formata da due pareti laterali diritte e quelle del retro “cuata” e di testa, ad arco di cerchio (un tempo anche a base ellittica) della lunghezza di 8 metri e di larghezza ed altezza di 6 metri circa anche se queste misure variavano a seconda del numero dei componenti della famiglia che vi si sarebbe insediata.
Non mi dilungo, per il momento, sulle pur interessanti fasi di realizzazione del casone e degli accessori al suo interno (sto lavorando ad un manuale a fumetti su questo tema), ben descritte in vari testi sull’argomento. Vale la pena sapere che il casone, in termini più generali, includeva una serie di altri manufatti e spazi a servizio delle azioni di vita quotidiana e della pesca quali il canale interno e la cavana per l’ormeggio ed il riparo delle barche (batee), la fossa per mantenere in vita il pescato fino al momento della vendita, una serie di pali (texòre) per stendere le reti da pesca da pulire, asciugare ed aggiustare così come i panni lavati, un piccolo capanno destinato al deposito delle attrezzature ed uno spazio per l’orticello e animali da cortile.

Daniele Barbaro

Bibliografia:
RENZO FRANZIN (a cura di) Casoni. Dalle lagune di Caorle e Bibione a Cavarzere – Nuova Dimensione, Portogruaro stampato da Graphic Linea, Tavagnacco UD, 2004
BIBLIOTECA CIVICA DI CAORLE - Caorle: memoria e tradizioni, Tecnostudio S.r.l. Torino, 2002

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