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- LAGUNA -

Addentratomi “co a batea” in laguna attraverso gli stretti ghebi tra i canneti, poso il remo e rimango ad ascoltare in silenzio. Quello che sembra inanimato prende vita.
I rumori dell’acqua che scorre tra i canneti sulle rive e sfiora i fianchi della barca e del vento che accarezza i canneti e i rami degli alberi, i versi degli animali e i canti degli uccelli si alternano e si sovrappongono in un concerto che la natura dona agli ascoltatori più sensibili.

 


Durante l’ultimo periodo glaciale, la linea costiera del Mare Adriatico non coincideva con quella attuale ma era situata molto più a Sud, circa all’altezza della città di Pescara. Solo in epoche remote (6-7000 anni fa si è delineata in quella attuale raggiungendo ed occupando le aree della pianura grazie al graduale innalzamento del Mare Adriatico dovuto allo scioglimento dei ghiacciai, agli eventi climatici correlati, alle escursioni delle maree spesso incostanti e diversificate. Vi fu poi un periodo di regressione marina che determinò il fenomeno di impaludameno seguito dalla formazione dell’ambiente lagunare.
Questo fenomeno persiste ancora anche se contrastato dai lidi e dai cordoni dunali sabbiosi (su uno di questi sorge il centro di Caorle), formati da sedimenti fluviali, che costituiscono il limite delle lagune verso il mare, per cui l’ambiente della costa è in continua evoluzione ed il fenomeno di interramento delle bocche di porto è principale causa del ridimensionamento degli scambi di marea e di conseguenza della perdita delle caratteristiche lagunari.
La laguna di Caorle è solo una parte di quel vasto e complesso sistema idraulico e di zone umide che si estende da Ravenna all’Istria e rappresenta un insieme di habitat diversi: lagunari, litoranei sabbiosi, forestali e palustri che caratterizzano la biodiversità di un’area con funzioni ecologiche diverse come la crescita di rare specie vegetali e la peculiare fisionomia faunistica rappresentata dal soggiorno periodico di numerosi uccelli acquatici e dalla presenza di varie comunità faunistiche.
Essa è circoscritta da Valle Vecchia verso il mare tra Bibione e Caorle, verso Nord da Valle Zignago e verso Ovest fino a Valle Grande e a raggiungere il centro abitato di S. Gaetano famoso perché vi soggiornò più volte lo scrittore Ernest Hemingway o Ernest l’americano come si diceva in città, ospite del Barone Raimondo Franchetti nei periodi delle battute di caccia, che in quella frazione possedeva una villa e per i recenti ritrovamenti archeologici che hanno portato alla luce tracce di insediamenti abitativi palafitticoli ed aree artigianali riconducibili all’età del Bronzo.
Le paludi, i fiumi, i canali ed i boschi furono nei secoli risorse imprescindibili per gli abitanti della laguna ed anche successivamente per la Serenissima Repubblica di Venezia poiché costituivano le principali vie di comunicazione e commercio e fornivano il legname usato nell’edilizia e per la costruzione delle navi. Le terre lagunari erano infatti attraversate da vie navigabili che animavano intensi traffici connessi con le direttrici versi i valichi e le valli alpine che perdurarono per tutto il Settecento. La realizzazione di moderne strade e linee ferroviarie hanno poi fatto mancare la necessità di mantenere gli ambienti lagunari sottoposti quindi a grandi interventi di bonifica e di valorizzazione agricola.
Nel grande bacino che andava dalle foci del Piave a quelle del Tagliamento le acque dolci dei fiumi si mescolavano con quelle salate del mare Il basso fondale determinava un riscaldamento maggiore delle acque rispetto a quelle marine ed il movimento delle maree portava in laguna, ad intervalli regolari, notevoli quantità di pesce.
Un luogo così pescoso (pesca in laguna) ha quindi favorito l’insediamento umano e le rustiche dimore su cui la gente viveva, i casoni, distribuite in tutti gli isolotti e che formavano piccoli gruppi mano a mano che ci si avvicinava alle quattro isole maggiori davanti al mare e dove verso l’anno mille, con la costruzione della Cattedrale, Caorle ha assunto una propria identità urbana.
A partire dal Novecento il territorio del Veneto Orientale e quindi anche il territorio lagunare è stato oggetto di sostanziali trasformazioni; l’azione dell’uomo nella costruzione di argini, la distruzione di boschi e le opere di bonifica con il fine di creare aree da destinare all’agricoltura e di debellare la malaria hanno delineato un paesaggio con estese superfici piane.
Le opere di bonifica più rilevanti nel territorio di Caorle furono quelle realizzate dalle Assicurazioni Generali di Venezia, che nel 1879 iniziarono a risanare una superficie di oltre 1700 ettari, tra il canale Brian ed il fiume Livenza, in località Ca’ Corniani e quella nella tenuta di S. Gaetano per opera del barone Raimondo Franchetti nel 1884. Più tardi, nel 1910, l’onorevole Giovanni Chiggiato acquistò dal Demanio la palude del Grottolo, verso la foce del Fiume Nicesolo e ne iniziò la sua bonifica.
Le notevoli trasformazioni che il territorio ha subito ad opera dell’uomo, specialmente negli ultimi due secoli, non hanno però cancellato del tutto l’antica naturalità palustre e lagunare che si può infatti ritrovare nel comprensorio vallivo, lungo gli antichi canali della laguna, ora canali di bonifica, e nei biotipi del litorale sabbioso e lagunari. Infatti il paesaggio vallivo presenta una fisionomia con specchi d’acqua che favoriscono una vegetazione arborea ed arbustiva sulle proprie sponde, e su cui si trovano piccole barene ed ancora vasti bacini acquatici a bassa salinità con estese formazioni insulari di canneto e di altre alofite, interrotte da un reticolo di canali sulle cui sponde cresce una siepe spontanea.
Si è così spontaneamente sviluppata una componente soprattutto faunistica di nuovo tipo cioè degli ambienti agrari aperti, successivamente al prosciugamento e coltivazione di vaste distese palustri ma anche della flora micologica nelle pinete del litorale.
La dotazione floristica principale delle aree lagunari e vallive di Caorle presenta anche alcune rarità botaniche come il caprifoglio etrusco (Lonicera etrusca) o la lisca trigona (Schoenoplectus triqueter) ma sono frequenti la canna di palude (Phragmites australis) la lisca marittima (Bolboschoenus maritimus) e la felce palustre (Thelypteris palustris). Tra gli arbusti e gli alberi il rovo turchino (Rubus ulmifolius), il biancospino (Crataegus mariscus) l’asparago spinoso (Asparagus acutifolius) e la robinia (Robinia pseudacacia).
La dotazione faunistica è anch’essa molto interessante e varia con presenza di anfibi come il rospo smeraldino (Bufo viridis) e la raganella italica (Hyla intermedia) e di rettili come la biscia d’acqua (Natrix nartix) il biacco (Coluber viridiflavus) la tartaruga palustre (Emys orbicularis) ed il ramarro (Lacerta bilineata).
Tra i mammiferi più comuni vi sono la donnola (Mustela nivalis), la nutria (Myocastor coypus) e la puzzola (Mustela putorius) ma anche il topolino delle risaie (Micromys minutus) il toporagno acquatico di Miller (Neomys anomalus) ed il riccio (Erinaceus europaeus).
Sono molto interessanti le specie presenti di uccelli nidificanti come il germano reale (Anas platyrhynchos), il tuffetto (Tachybaptus ruficollis), la sterna comune (Sterna hirundo), il cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus) o la folaga (Fulica atra). Tra le specie estivanti si ricordano il marangone minore (Phalacrocorax pygmeus) e l’airone bianco maggiore (Egretta alba) e tra quelle svernanti lo svasso piccolo (Podiceps nigricollis), la garzetta (Egretta garzetta), il cormorano (Phalacrocorax carbo) e la cornacchia grigia (Corvus corone cornix).
Vale inoltre la pena ricordare la presenza della Moretta tabaccata (Aythya nyroca), classificata SPEC 1 a livello europeo vale a dire specie minacciata in tutto il mondo.
Tra le specie di passo, infine, vi sono numerosi limicoli e anatidi.

VALLE VECCHIA.
Valle Vecchia è sostanzialmente una isola ampia 900 ettari, delimitata dai canali fluviali e lagunari della laguna di Caorle e Bibione. L'area è ormai da oltre un decennio oggetto di un intervento di riqualificazione ambientale programmato in diversi stralci esecutivi. Nel corso degli anni sono stati ripristinati 20 Km. di siepi campestri, 60 ettari di zone umide, oltre 170 ettari di bosco (oltre 290.000 piante) ed aree di inerbimento con conseguente evoluzione floristica.
Valle Vecchia è Zona di Protezione Speciale e Sito di Importanza Comunitaria in quanto costituisce un habitat di grande interesse ecologico importante per molte specie vegetali ed animali.
All'interno di Valle Vecchia si trovano una Azienda agricola pilota dimostrativa dove si praticano colture estensive ed agricoltura ecocompatibile ed il Museo Ambientale di Valle Vecchia con area espositiva, laboratori e spazi per le attività didattiche. Esso è punto di partenza per escursioni guidate e sede di laboratori didattici.

Daniele Barbaro

Bibliografia:
BIBLIOTECA CIVICA DI CAORLE - Caorle: memoria e tradizioni – Tecnostudio S.r.l. Torino, 2002
RENZO FRANZIN (a cura di) Casoni. Dalle lagune di Caorle e Bibione a Cavarzere – Nuova Dimensione, Portogruaro stampato da Graphic Linea, Tavagnacco UD, 2004
ZANETTI MICHELE (a cura di) – Le lagune del Veneto Orientale - Nuova Dimensione, Portogruaro stampato da Graphic Linea, Tavagnacco UD, 2004
EUGENIO TURREI (a cura di) – Adriatico Mare d’Europa. La geografia e la storia – Arti grafiche Amilcare Pizzi S.p.A., Cinisello Balsamo MI, 1999
VINICIO DONA’ E GIANNI PREVARIN - Caorle cinquant’anni di storia in bianco e nero, Arti Grafiche Conegliano s.p.a., Susegana TV 1994

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siti consigliati:

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