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- CHIESE -

Non c’è caorlotto, credo, che da piccino non abbia fatto a gara con gli altri bambini su chi riusciva a fare il giro completo del campanile tenendosi in equilibrio su quella stretta sporgenza in pietra alla sua base, senza cadere nella piccola fossa che lo circonda o non abbia fatto le capriole sul parapetto intorno ad esso.
Capita sempre di vedere nella piazza del duomo alcuni “foresti” guardare con il naso all’insù la punta del nostro campanile e sentirli esprimere ammirazione per quell’opera che per noi caorlotti è motivo di grande orgoglio. Poi, guardarsi attorno e gioire alla vista del duomo lì a fianco e dell’intera piazza.
Tutti gli ospiti della nostra città si recano immancabilmente presso la chiesa della Madonna dell’Angelo, “faro” e simbolo di devozione per generazioni di caorlotti.

Della millenaria Diocesi di Caorle non rimane ora che il titolo dopo che con la Bolla De salute Dominici greghis il I Maggio 1819 Pio VII decretava la soppressione della Diocesi di Caorle unendola al Patriarcato di Venezia.
L’ultimo erede pastorale della ex Diocesi di S. Stefano di Caorle è stato D. Felice Marchesan, (1905 - 1987) nominato parroco il 10 Aprile 1939 ed Economo Spirituale il 13 Giugno 1939. Egli in quaranta anni ha fondato tra il 1951 ed il 1970 le 8 nuove parrocchie di Cà Cottoni, Marango, Castello di Lugugnana, S. Gaetano, Brussa, Cà Corniani, Brian e S. Margherita.

Museo litugico e Campanile Santuario della Madonna dell'Angelo
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IL DUOMO.

 

 

Dal latino “domus”, casa, deriva la parola duomo che è casa della assemblea cristiana in preghiera, vale a dire della Chiesa dove scopre e rilegge la sua identità. Il Duomo è noto anche come cattedrale in quanto sede vescovile.
Con l’inizio degli anni Mille la città di Caorle visse una intensa attività edilizia in forza del fatto che, rinforzate le difese del suo porto, era divenuta una città sicura. Fu in quel periodo che si decise di costruirvi una Cattedrale, ed un campanile che servisse anche come torre di avvistamento.
Probabilmente l’inizio della costruzione della Cattedrale di Santo Stefano Protomartire risale all’anno 1038, quasi contemporaneamente alle basiliche di Torcello e Grado ed alla ricostruzione della Basilica di S. Marco, quando a Venezia era Doge Domenico Contarini, per opera del Vescovo Bono (sulla soglia di marmo è scolpita l’epigrafe sepolcrale a lui dedicata). Ben 57 furono i vescovi che occuparono la sede vescovile di Caorle; l’ultimo fu Mons. Giuseppe Maria Peruzzi, trasferito a Chioggia nel 1807.
L’odierna cattedrale è stata ricostruita sui resti di un primitiva Cattedrale della quale rimaneva ben poco essendo stato asportato, nel corso degli anni, il materiale di costruzione impiegato nella realizzazione di case ed altri edifici e presenta molte analogie con contemporanei edifici religiosi compresi nell’area tra le coste adriatiche fino all’entroterra veneto-emiliano.
In tipico stile protoromanico con struttura Ravennate e chiari elementi di gusto Bizantino (i due bassorilievi ai lati del portone centrale), la Cattedrale di Caorle era molto simile a quella di Grado, con un portico antistante poggiante su otto colonnine ed otto mensole di pietra (ancora visibili sulla facciata), demolito nei primi anni dell’Ottocento. Una ampia arcata la collegava al campanile e fu demolita solo dopo il 1915 in occasione di un restauro del campanile.
Lunga 41,75 metri, larga complessivamente 23,30 e con una altezza di 13,36 metri, la Cattedrale è costituita da una struttura in stile basilicale realizzata in pietra a vista a tre navate. La facciata centrale, terminata a timpano, molto sollevata rispetto alle due laterali che scendono a spioventi, presenta due grossi speroni che delimitano la navata centrale dalle due laterali. La navata centrale presenta un rosone centrale strombato lievemente verso l’interno, sopra questo un piccolo occhio ed un portale centrale con stipiti ed architravi marmoree, rialzato successivamente di 70 cm. conseguentemente al rialzo del piazzale esterno. Sui lati del portale si trovano i due bassorilievi presumibilmente del decimo secolo, importati nell’età delle crociate dall’area meridionale, raffiguranti a destra S Agatonico, martire di Cecilia sotto l’imperatore Massimo e S. Guglielmo di Tolosa, paladino di Carlo Magno a destra. Le due navate laterali presentano a loro volta ciascuna un occhio ed un portale.
Gli originali portali sono stati sostituiti dal 1972 al 1975 con moderni battenti in spessa lamiera di rame opera dello scultore veronese Igino Legnaghi.
Davanti la chiesa sono poste pietre tombali con stemmi delle famiglie Gallo, Pachiaffo, Bon, Rossi ed n.n.. In occasione degli ultimi lavori per il Giubileo del 2000 ne è stata posata una a copertura delle ossa rinvenute durante gli scavi.
L’abside posteriore presenta esternamente 7 arconi a doppia ghiera di cui 4 ciechi e 3 con finestra.
La parete laterale bassa di sinistra mostra esternamente tre contrafforti (barbacani); è ornata da una semplice cornice di mattoni a denti di sega e presenta due finestrelle ad arco. Quella bassa di destra, verso la canonica, è priva di contrafforti e presenta una più elaborata cornice con archetti intrecciantisi e due finestrelle ad arco (più quattro finte).
La sola parete alta di destra della navata centrale, rivolta a sud, presenta sette finestrelle oblunghe ad arco.
All’interno, le navate laterali, sono separate ognuna dalla navata centrale da dieci arcate, raccordate da catene lignee, che poggiano su cinque colonne di marmo greco con capitelli misti (corinzi e cubici) e quattro pilastri in cotto quadrangolari a sezione cruciforme con lesine di rinforzo.
Durante i lavori di restauro eseguiti tra il 1926 ed il 1929 ben cinque altari, che si trovavano addossati alle pareti delle navate, furono tolti e venduti al Santuario di Montesano (Gorizia Slovena) per finanziare i lavori. L’altare maggiore viene ridotto e tolto il retrostante sacrario delle reliquie ed al suo posto posata la pala d’argento dorato.
Furono rimossi i soffitti in tavole di legno dalle navate, lasciando alla vista le capriate in legno e, sulla parete alta, chiusi quattro finestroni, sostituiti dalle sette finestrelle e dal grande rosone sulla facciata.
In altre epoche altri interventi furono eseguiti ma i più significativi furono eseguiti tra il 1970 ed il 1972 quando furono demoliti i tre altari delle absidi. L’altare maggiore venne sostituito con la Mensa Eucaristica e la balaustra centrale tolta e ricomposta in due tratti laterali. Nell’abside destra, i portali marmorei furono tolti e riutilizzati nella Chiesa della Madonna dell’Angelo. L’altare di S. Andrea venne ricomposto nella cappella di S. Rocco, nella navata a destra, da cui venne tolto l’altare che prese posto nella cappella opposta, da questa, il Fonte battesimale del 1587 (già trasferito dalla chiesa della Madonna delle Grazie che sorgeva davanti alla Cattedrale), a sua volta fu posato nell’abside destra (praticamente la rotazione in senso orario dei tre elementi).
L’altare del Santissimo ed il Tabernacolo che trovavano posto nell’abside di sinistra, furono rimontati nella Chiesa della Madonna dell’Angelo e sostituiti da una Mensa con la Custodia addossata all’abside e poggiata sopra l’urna cineraria romana del I secolo rinvenuta durante i lavori di rimozione dell’altare di S. Andrea. L’intervento ha dato luce all’affresco dell’abside che, successivamente pulito e restaurato, rappresenta il più prezioso recupero della Cattedrale.
All’interno del Duomo si trovano preziosi tesori d’arte. Vale la pena ricordare la Pala d’Oro a sei riquadri, opera anonima in argento dorato e sbalzato di raffinata oreficeria veneziana (databili prima metà del duecento le formelle raffiguranti la Vergine orante e l’Arcangelo Gabriele e prima metà del trecento, le altre quattro con Cristo in trono e Santi) donata nel 1489 dalla Regina di Cipro Caterina Cornaro, a ringraziamento per lo scampato pericolo, quando la nave su cui viaggiava verso Venezia fu colta da una violenta tempesta e trovò fortunatamente rifugio nel porto di Caorle.
Altri tesori d’arte sono costituiti dalle sei tavole lignee raffiguranti gli Apostoli (resto dell’intero ciclo di dodici tavole) disposte tre per parte della Pala dorata, il grande Crocefisso ligneo quattrocentesco appeso poco discosto dall’arco trionfale, la statua in legno del Settecento di S. Rocco, proveniente dalla demolita Chiesa del Santo, l’anfora di alabastro, con scritta in greco (idra delle nozze di Cana secondo la tradizione ma quasi certamente una acquasantiera), la scultura in legno dorato del sec. XVIII raffigurante Cristo morto sorretto da un Angelo, la grande tela raffigurante l’Ultima cena, opera del pittore Gregorio Lazzarini (1655-1730) di m. 5,30x1,55, dono del canonico Bono ed ancora dipinti, affreschi, sculture ed altre opere per conoscere le quali Vi invito a recarVi all’interno della Cattedrale ed a consultare i tanti interessanti testi scritti sull’argomento.
Nel mese di Maggio del 2009, durante il corso dei lavori di pulizia e restauro delle pareti della navata sinistra, è stato portato alla luce un antico affresco, di probabile scuola giottesca, risalente presumibilmente al trecento così come gli affreschi dell'abside della medesima navata. Nonostante le opere di restauro, eseguite dal restauratore Stefano Bagnarol, non è possibile comprendere il soggetto dell'affresco in quanto sono visibili solo due teste contornate da aureole ed una terza figura non decifrabile. Si può presumenre che le figure rappresentino una Santa, un Vescovo ed un pellegrino.
Nel 2012 stato ultimato il restauro della pala con la raffigurazione della discesa dello Spirito Santo sulla Vergine Maria e sugli Apostoli, ora presente sulla parete dalla navata sinistra mentre dai primi anni del novecento ornava l'Altare dello Spirito Santo (foto n. 15). La pala richiama lo stile di Jacopo Palma il Giovane (1544-1628) ma alcuni indizi posticiperebbero la datazione verso la fine del '600.
Il giorno 5 settembre dell'anno 2013, sulla navata destra della Cattedrale all'interno della Cappella di S. Andrea, è stata posata, sulla parete sinistra, una lapide con incisi i nomi di tutti i sacrestani che si sono succeduti prestando servizio nella parrocchia. Oltre ai nomi vi sono incisi anche i periodi in cui hanno svolto questa funzione.

Daniele Barbaro

Bibliografia:
A. MOZZAMBANI E G. PAVESI (a cura di) - Caorle il duomo e il museo, Artegrafica s.r.l., Verona 1982
PARROCCHIA SANTO STEFANO DI CAORLE (a cura di) - 950° della dedicazione del Duomo (1038-1988), Tipolitografia Grafiche 3 snc, Caorle 1988
PARROCCHIA “SANTO STEFANO PROTOMARTIRE” – CAORLE (a cura di) - Parrocchia, Santo Stefano Protomartire Caorle. Fede, storia, tradizioni, devozione, Tipolitografia Capiotto, Caorle 2000
BIBLIOTECA CIVICA DI CAORLE - Caorle: memoria e tradizioni, Tecnostudio S.r.l. Torino, 2002
COMUNE DI CAORLE – Vivi la città, La Litografiaca, Capri (Mo), 2003
CATTAPAN M., Caorle – Guida storico/artistica, Venezia 1979
VINICIO DONA’ E GIANNI PREVARIN - Caorle cinquant’anni di storia in bianco e nero, Arti Grafiche Conegliano s.p.a., Susegana TV 1994

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