Home Autore Fumetti Ambientazione Galleria
cenni storici mare e pesca spiaggia laguna
borghi chiese centro storico casoni

- BORGHI -

A volte un profumo o un odore suscitano in noi emozioni richiamando alla mente momenti o luoghi cari. Era quanto accadeva a me quando a Cà Corniani, a Cà Cottoni o a San Gaetano entravo in quegli spacci ove gli abitanti del borgo potevano comperare di tutto; i profumi del tabacco, dei generi alimentari, dei detersivi, del pane, della frutta e di altri cento diversi generi di consumo si mischiavano tra loro. Oramai i negozi di Cà Corniani e Cà Cottoni sono stati definitivamente chiusi mentre quello di San Gaetano è diventato una pittoresca trattoria.
Ho davanti agli occhi la scena che in quei luoghi si ripeteva tutti i giorni: alcune donne fanno la spesa, dietro il bancone l’inserviente affetta i salumi con la grande affettatrice rossa azionata a mano, serve alimenti sfusi aggiungendone quantità sempre più piccole sul piatto della bilancia, anch’essa rossa, guardando il grande ago segnarne il peso. Poco lontano, in un angolo del negozio, siedono davanti ad un bicchiere di vino o birra e anice, un paio di vecchietti che leggono il giornale e i grandi manifesti istituzionali commentandone i contenuti, fumando un odorosissimo toscano. Non mancano i bambini, ai quali la mamma compera i quaderni di scuola, proprio quelli con la copertina nera e le pagine contornate da una riga rossa. Stanno in piedi, con il naso appiccicato al vetro del banco che li divide dai grandi barattoli di cioccolato e dai dolciumi.
Ultimati gli acquisti, si “segnava” tutto sul libretto della spesa ed il conto si usava saldare dopo la raccolta o la vendemmia. Qualche volta si praticava ancora il baratto ed alcune merci venivano scambiate con uova fresche o altri prodotti della campagna.
Nei borghi vicini al centro abitato di Caorle la pratica dell’agricoltura e l’allevamento di bovini, suini e persino bachi da seta, hanno rappresentato la forma di sostentamento delle genti che vi abitavano e della stessa Caorle, insieme alla pesca ed alla caccia.
Quando la città di Caorle, prima dell’avvento dell’attività turistica, era un piccolo paese abitato per la maggior parte da pescatori, mercanti di pesce ed artigiani nel campo della costruzione delle barche, delle vele e delle reti da pesca, alcuni borghi come Cà Corniani o San Gaetano vivevano, pur nelle difficoltà di quei tempi, un periodo di intensa vitalità.
Figure come quella del contadino, del mugnaio, del casaro, del boer (addetto alla stalla) e del cantiniere rappresentavano, insieme ad altre, questo scenario agreste; le campagne, il mulino, il caseificio ed ancora le stalle e la cantina insieme all’officina, allo spaccio e all’osteria erano il palcoscenico ove si rappresentavano le quotidiane scene di vita.
I periodi dell’aratura, della semina e della raccolta, insieme alla vendemmia e pratiche come l’uccisione dei maiali in ogni famiglia, scandivano il trascorrere delle stagioni, mentre i lavori quotidiani come la mungitura, la cura del bestiame, l’attività in latterie, officine e cantine, il trascorrere della giornata.
Ancora di questi tempi la sagra paesana o il rogo della casera suscitano emozione tra le genti dei borghi ed attirano gli abitanti dei vicini centri.

 

 

CA’CORNIANI.
Le rovine delle città di Equilia, Città Nova e Julia Concordia rendono testimonianza di quanto salubre e prosperosa fosse quella terra popolosissima e ricca della Venezia inferiore. Fu il fenomeno del bradisismo discendente, di cui rimane traccia sugli antichi monumenti, che con un abbassamento calcolato intorno ai 10 cm. al secolo (che ancora oggi permane), determinò il paludismo in quella vasta area.
La vita divenne difficile ed intollerabile, anche a causa della diffusione della malaria, per tutto il secondo periodo medioevale e fino ai tempi moderni prima della realizzazione delle opere di bonifica.
La Repubblica di Venezia, per mezzo del Magistrato alle Acque, iniziò dopo il 1400, in tutta la terraferma fino al Friuli, opere di deviazione di fiumi, elevazione e sistemazione di argini, sistemazione di scoli cui si deve anche l’attuale equilibrio idrografico.
Dopo il 1797, favoriti dalla politica napoleonica che li volle inserire attivamente nel tessuto sociale, gli ebrei più facoltosi furono liberi di investire nel mercato fondiario e nei primi decenni dell'ottocento acquistarono diversi possedimenti dai patrizi veneti allora proprietari. Intuendo la possibilità di ricavare grandi guadagni dalla coltura del riso attingendo gratuitamente acqua dai fiumi e senza sborsare grossi oneri fiscali, in quanto aree originariamente paludose, Avon Vita Lattes e Sabbato Lattes acquistarono a Caorle 5.800 ettari e successivamente, nel 1846, Girolamo Lattis acquistò a sua volta l'area di Cà Corniani, nei pressi di Caorle.
Questi, derivando le acque dal vicino Livenza, creò le prime risaie e fece edificare le prime case anticipando l'opera di bonifica che successivamente intrapresero le Assicurazioni Generali.
Intorno al 1851 le Assicurazioni Generali acquistarono la proprietà di un’area di circa 1750 ettari ubicata tra i corsi d’acqua del Livenza Vivo, del Livenza Morto e del Canale Brian che si congiunge al Fiume Livenza e ricadente quasi totalmente in comune di Caorle ad eccezione di una ridotta porzione in comune di S. Stino di Livenza.
Per la maggior parte l’area era occupata da paludi solcate da canali naturali e valli e limitatissime erano le aree per il pascolo umido (per altro sommerse nei periodi piovosi o di alta marea), e per l’agricoltura ristretta a zone di bonifica naturale. Esisteva invece una risaia stabile di discreta estensione.
Entro la palude vi erano sparse poche abitazioni e diversi casoni ove vivevano miseramente circa 250 persone, agricoltori, valligiani e guardiani che sorvegliavano le valli; l’infezione malarica era diffusissima tanto che i malarici erano in percentuale del 100%.
Nel 1879, ebbe inizio il piano di bonifica per iniziativa di Daniele Francesconi, segretario della Direzione di Venezia della Assicurazioni Generali, senza contributi governativi (più tardi, con precise disposizioni di legge, gli Enti pubblici contribuirono alle bonifiche), che portò alla completa bonifica della vasta zona.
Il piano, frutto di uno studio particolareggiato, prevedeva principalmente l’esecuzione di opere di conterminazione ossia rinforzo e continuazione degli argini dei tre canali Livenza Morto, Commessera e Livenza Vivo (estese anche ai canali perimetrali Piave Vecchio e Piave Nuovo) e di uno stabilimento idrovoro con due turbine a vapore di 25 hp calcolate per 2200 l./s. alla prevalenza di un metro, ultimato alla fine del 1879. Altre grandi opere realizzate, furono lo scavo di un grande collettore e dei fossi secondari con costruzione di chiaviche di soccorso, livellazione di terreni ed opere viarie mentre fu mantenuta la risaia. Venne anche realizzata una condotta di acqua potabile estesa per 12 Km., della portata di 100 l./s., prelevata dal Livenza Vivo nella parte più alta del latifondo, a Ca’ Cottoni.
La produzione media, nel primo periodo di bonifica vide la quantità di cereali passare dai tremila quintali ai sedicimila quintali raccolti nel 1884.
Il secondo periodo di assestamento, dal 1885 all’inizio della Grande guerra del 1915-18 fu caratterizzato dalla nascita del centro abitato con l’istituzione dell’ufficio telegrafico, scuola e giardino dell’infanzia e scuola di lavoro femminile. Le unità troppo vaste furono frazionate e si formarono nuovi nuclei mezzadrili, che salirono a 65 mentre la popolazione lavoratrice salì a 700 persone con la conseguente costruzione di 10 nuove case coloniche. Fu inoltre aumentata la potenza dell’idrovora con la collocazione di una pompa centrifuga da 1000 l./s. c aumentata la superficie del bacino chiuso.
Nel Novembre del 1917 tutte le attività furono interrotte a causa dell’invasione da parte dell’esercito Austriaco che, per ordine dell’Autorità militare, provocò l’allagamento dell’area bonificata con l’immissione delle acque del Livenza e l’asporto di parti delle idrovore rese così inutilizzabili. La tenuta rimase inondata fino all’8 Maggio del 1919, anche dopo che, nel Novembre del 1918, l’esercito austriaco si ritirò demolendo quasi interamente il manufatto idrovoro. L’intero bacino fu trasformato in un vasto lago di circa 1000 ettari dove si sviluppò una spontaneavegetazione palustre con canneti che raggiunsero i 3,5 metri di altezza.
Durante l’occupazione furono danneggiate case coloniche e strade interne ed argini, asportati attrezzi e macchine così come provviste, combustibili, lubrificanti e distrutti gli arredi di case e scuole. Tra la popolazione, la febbre spagnola e la malaria mietevano giornalmente molte vittime.
Al termine del conflitto, la perdita economica dovuta ai danni ed alla perdita del prodotto fu ingente (quantificata in Lire 4.913.000) ma la Compagnia delle Assicurazioni Generali iniziò, a proprie spese, opere per il riassetto del territorio e di trasformazione fondiaria, con una spesa sostenuta di Lire 2.510.000, che la portarono, nel 1921, al conferimento della medaglia d’oro da parte dei Ministeri dell’agricoltura e delle Terre Liberate e delle Istituzioni agrarie della Regione. Fu estesa la rete di distribuzione della forza motrice e della illuminazione, anche del centro cittadino, con la costruzione di una linea ad alta tensione, con cabine di trasformazione, dalla centrale dell’idrovora. Si provvedette alla situazione sanitaria della popolazione ed al prosciugamento e risanamento delle aree da coltivare; furono creati vigneti specializzati, acquistati attrezzi agricoli, motoaratrici c capi di bestiame.
Successivamente al ripristino dell’azienda, fu ritenuto necessario un perfezionamento delle opere di bonifica e con Decreto 8 Agosto 1928 fu costituito il Consorzio di Bonifica di I^ categoria Ca’ Corniani che, nel decennio 1928-38, eseguì opere di bonifica e trasformazione fondiaria del costo complessivo di Lire 1.800.000.000. Furono realizzate opere idrauliche ed irrigue (anche di soccorso con derivazioni dal Livenza Vivo e Morto), di sistemazione di terreni, scavo di oltre 40 Km. di fossi primari e secondari e costruiti 27 Km. di strade poderali. Fu inoltre provveduto alla trasformazione dell’ordinamento agrario e colturale dei terreni e dedicata particolare cura all’allevamento zootecnico con il raggiungimento di 1850 capi, prevalentemente di razza pezzata rossa, orientato alla produzione di latte e carne, anche importati dalla Svizzera.
Nell’azienda, l’attività lavorativa divenne quella della partecipazione del lavoratore ai risultati della produzione (furono promosse gare interpoderali per le colture e per l’allevamento del bestiame), che portò la divisione del fondo complessivo di 1750 ettari, in 1725 ettari a mezzadria (con 84 unità poderali e relativi fabbricati colonici) e 25 ettari a compartecipazione. Ogni mezzadro divenne proprietario di metà dei capi bovini (20-22 capi) e delle attrezzature. Particolare cura fu rivolta all’istruzione professionale dei lavoratori.
Tra le opere fondiarie, oltre a quelle sopra citate, furono inoltre realizzati:

  • il centro aziendale di 25000 m.3, con alloggi per personale dirigente, impiegatizio, salariato e per 50 famiglie di operai;
  • magazzini per prodotti, merci, per il molino, per il ricovero di attrezzi e macchine operatrici e per le officine;
  • essicatoio per cereali della capacità di 50000 m.3;
  • cantina aziendale, completa di impianti di refrigerazione e vasche di legno, cemento e vetro, della capacità di 8000 Hl. di vino;
  • caseificio per la lavorazione giornaliera di 2500 l. di latte, con locali per conservazione e stagionatura del formaggio ed annessa porcilaia per la razionale utilizzazione dei sottoprodotti;
  • centro di fecondazione artificiale con spazi per analisi e cura degli animali;
  • pesa a ponte per la pesatura dei vari prodotti;
  • aia, realizzata in cotto e spazi aperti per 7250 m2;
  • negozio-bottega per generi alimentari e di vario tipo personale;
  • forno per la produzione di pane;
  • ufficio postale e telegrafo;
  • chiesa e canonica con alloggio per il sacerdote e spazi di ricreazione e doposcuola;
  • asilo aziendale per l’assistenza ai bambini del personale dell’azienda (durante l’estate l’attività si trasferiva al mare);
  • scuole elementari con 5 classi capaci di ospitare oltre 300 bambini (quella attuale, ora dismessa, risale al 1959 come quella di Cà Cottoni);
  • ambulatorio (antimalarico) e casa per il medico.

Durante il conflitto della seconda guerra mondiale, nel 1944, gli uffici comunali furono temporaneamente portati da Caorle a Cà Corniani mentre, nel 1945, fu l’ufficio postale di Cà Corniani ad essere momentaneamente trasferito a San Giorgio di Livenza.
Anche Cà Corniani negli anni 60, fu interessata sia dal fenomeno dell’emigrazione dai centri rurali, verso Caorle ed altre città maggiori, che offrivano fonti di reddito diverse e più comode condizioni di vita, sia dalla meccanizzazione delle attività lavorative che richiesero un numero sempre minore di manodopera. Attualmente la frazione conta poco più di centocinquanta abitanti.

CA’COTTONI.

La bonifica dell’area di Cà Cottoni avvenne diversi decenni prima di quella di Cà Corniani, per opera della nobile famiglia veneziana dei Cottoni. Era il 1697 quando la famiglia dei Cottoni acquistò dalla Repubblica della Serenissima 1400 campi di terra sulla sponda destra del fiume Livenza, ove ora sorge il piccolo paese di Cà Cottoni. Si trattava di una parte della vasta area paludosa che la Repubblica della Serenissima espropriò e poi vendette per finanziare la propria flotta impegnata in guerra nell’aera Mediterranea. Dal momento dell’acquisto la famiglia dei Cottoni ebbe forti contrasti con la popolazione di Caorle che, da tempi remoti, svolgeva in quell’area l’attività di pesca e vantava esclusivi diritti. Solo successivamente, nel 1717, riuscì ad entrarne in pieno possesso dando inizio alle grandi opere di bonifica per la trasformazione di quella zona paludosa aree agricole ed alla nascita del paese.
Per opera dei fratelli Nicolò e Giorgio Cottoni, e con la benedizione del Vescovo Giovanni Vincenzo De Filippi, nel 1720, iniziò la costruzione della piccola chiesa ad una sola navata. Fu poi ampliata nel 1750, con la costruzione delle navate laterali.

SAN GAETANO.

L’area di San Gaetano costituiva un tempo l’ultimo lembo della terraferma verso l’estesa area lagunare (praticamente un lago), che la separava di circa 4 Km. dal centro abitato di Caorle, che sorgeva su uno dei cordoni sabbiosi costieri. Durante gli anni ’80, in seguito allo scavo di un vasto bacino artificiale fu individuato un sito archeologico che, a partire dal 1993 fu oggetto di indagini ed accertamenti. L’area, di circa 300 m2., è risultata interessata da un esteso abitato di tipo palafitticolo e da un’area artigianale riconducibili all’età del bronzo (la seconda di un periodo successivo rispetto alla prima) e praticamente unica, nella la sua specifica ubicazione. Alcuni indicatori archeologici, particolari caratteristiche strutturali e la singolare ubicazione comprovano le caratteristiche di approdo adriatico, verso il centro di Concordia Sagittaria e gli altri insediamenti presenti nella pianura veneto-friulana, attraverso i fiumi Livenza e Tagliamento.
In epoca moderna, il borgo di San Gaetano si può considerare storicamente legato alla presenza ed all’opera della famiglia dei Baroni Franchetti che ha origini nel 1600 ed il cui capostipite, Abramo Franchetti, fu costruttore delle prime linee ferroviarie in Italia ed intraprese opere di bonifica in Maremma, oltre che a San Gaetano (fu insignito, per questi meriti, del titolo di Barone, con successione ai primogeniti maschi, dal re Vittorio Emanuele II).
Fu il barone Raimondo Franchetti, che volle creare un centro a gestione autarchica, quindi un complesso autosufficiente, dotato di tutte le risorse di cui abbisogna una comunità (fabbricati residenziali ed a carattere produttivo), sul modello di altre comunità contemporanee come quella di Alvisopoli, in comune di Fossalta di Portogruaro, per opera del conte Alvise Mocenigo o, se si vuole, della vicina Cà Corniani, per opera delle Assicurazione Generali. Egli infatti, nel 1860 iniziò l’acquisto di quelle aree arrivando ad una superficie complessiva di circa 3.300 ettari e nel 1879 (contemporaneamente al segretario delle Assicurazioni GeneraliDaniele Francesconi a Cà Corniani), iniziò le opere di bonifica.
I vari lavori durarono fino al 1900, furono scavati oltre 60 Km. di canali di irrigazione e per lo scolo delle acque e realizzate una idrovora ed altre strutture. Successivamente all’esecuzione di quelle opere, nel borgo vivevano circa 2000 coloni dediti prevalentemente all’agricoltura ed all’allevamento.
Alla morte del Barone Raimondo Franchetti, avvenuta in un incidente aereo in terra d’Africa nel 1905 (fu un grande viaggiatore ed esploratore di terre sconosciute; si spinse in Asia ed in Africa dove scoprì la Dancalia Etiopica), la sua opera fu portata avanti dalla moglie Luisa Rothschild e successivamente dal nipote Raimondo Nanuk.
Tra le due guerre mondiali sono stai costruiti l’ambulatorio e l’alloggio per il medico, un caseificio ed un essicatoio ed inoltre installato un mulino elettrico, costruite nuove case, l'asilo infantile ed una nuova chiesa intitolata allo stesso San Gaetano da Thiene.
Il centro abitato sorse verso il 1873, anno in cui fu ristrutturata la villa padronale risalente al 1600 ed originariamente appartenuta, in successione, alle famiglie Contarini Dal Zaffo, Marcuzzi e Giacomelli, che divenne tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 il centro vitale del paese. Sulla facciata della villa vi sono due lapidi; quella di destra dedicata al barone Raimondo Franchetti, morto nel 1905, quella a sinistra (inaugurata dal duca Amedeo d’Aosta, padrino di Raimondo Nanuk), all’omonimo nipote Raimondo Franchetti.
Una particolarità del borgo di San Gaetano è rappresentata anche dal ponte girevole in ferro, costruito nel 1892 sul fiume Lemene, che rappresentava una delle vie d’acqua più importanti del Veneto Orientale già in epoca romana, in sostituzione di uno in legno, sempre mobile, risalente al 1872.
Adiacente alla villa padronale, nel 1797, per opera della famiglia Contarini dal Zaffo, allora proprietaria della villa, fu costruita la chiesa dedicata a San Gaetano da Thiene ove tuttora sono visibili una statua lignea, proveniente dalla Val Gardena, collocata su una nicchia sopra il portone d’ingresso ed un crocefisso in legno del XVIII secolo.
Questa chiesa ed il resto della bellissima villa padronale versano purtroppo in uno stato di totale abbandono e degrado tuttavia, pur inanimate, sono lì a testimoniare l’importanza che quei luoghi hanno avuto per le molte genti che vi hanno trascorso la vita. A due passi dalla casa padronale, si trova una piccola trattoria, dove ancora oggi si danno appuntamento i cacciatori di passaggio. Fino a qualche anno fa era uno di quegli spacci aziendali dove si potevano trovare prodotti di vario genere: generi alimentari, frutta e verdura, cartoleria, tabacchi e, naturalmente, del buon vino.
Una simpatica particolarità del borgo di San Gaetano è rappresentata dal fatto che è stato meta dello scrittore americano Ernest Hamingway (1899-1961), premio Pulitzer nel 1953 per Il vecchio e il mare e premio Nobel per la letteratura nel 1954. Amico del Barone Raimondo Nanuk Franchetti arrivò a San Gaetano per la prima volta nel 1948 e fu altre volte ospite con la moglie Mary, nella casa padronale. Con il barone Franchetti condivideva l’amore per la caccia all’anitra nella botte, che praticava in laguna, nella tenuta del barone. Quelle giornate di caccia immerse nell’ambiente lagunare sono descritte nel romanzo da lui scritto ”Di là del fiume e tra gli alberi”, pubblicato nel 1950.
In occasione del centenario della nascita di Hemingway, esattamente il 21 Luglio del 1999, il comune di Caorle ha aperto al pubblico la casa di caccia “Valle grande” del barone Franchetti ed organizzato un concerto nella villa padronale.
Lo scorso mese di Gennaio del 2010 è morta la contessa Lorian Gaetani d'Aragona Lovatelli nata baronessa Franchetti, sorella del barone Nanuk. La sorella Simba morì in giovane età mentre l'alta sorella Alfreda, che ancora oggi vive a Londra, fu moglie dell'attore Henry Fonda.

Daniele Barbaro

Bibliografia:
BIBLIOTECA CIVICA DI CAORLE - Caorle: memoria e tradizioni – Tecnostudio S.r.l. Torino, 2002
ASSICURAZIONI GENERALI (a cura di ), La bonifica di Ca’ Corniani, Editrice la Compagnia MCMLIII, Arti grafiche Smolars S.p.A. Trieste, 1953
PAOLO FRANCESCO GUSSO -La metamorfosi del territorio lagunare caprulano - Edito da PubbliCaorle, Caorle -Tipolitografia Colorama S. Donà di Piave 2002
VINICIO DONA’ E GIANNI PREVARIN, Caorle cinquant’anni di storia in bianco e nero, Arti Grafiche Conegliano s.p.a., Susegana TV 1994
LUIGI FOZZATI (a cura di) - Caorle archeologica, Marsilio Editori s.p.a. 2007
www.antoniodavid.it
www.caorlevacanze.it

inviatemi i vostri pareri e consigli © 2009 Caorlotti.it