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PESCA IN MARE.

La pesca in mare si praticava, fino al dopoguerra, con barche a vela lunghe otto-dieci metri “sandali” o i “topi” con le quali i pescatori di Caorle uscivano in mare senza allontanarsi troppo dalla costa, in direzione delle città di Venezia o Trieste.
Si costituivano allora delle “compagnie” da pesca formate normalmente da tre a cinque barche, che si organizzavano per pescare insieme. Mettevano in comune una barca a remi con due persone a bordo per la raccolta del pescato ed il trasporto al mercato di Venezia. Le compagnie potevano stare in mare anche per diversi giorni alternando la pesca a brevi momenti di riposo. La sera si mettevano all’ancora al largo o cercavano rifugio nei porti, se il tempo era brutto. Veniva fatta una spesa comune per le provviste, la legna da ardere ed il petrolio per le lampade mentre ogni barca, separatamente, provvedeva all’acqua, al vino ed al pane.
L’attività della pesca variava naturalmente con il variare delle stagioni. Un tempo si evitava di uscire nei mesi invernali tra Gennaio e Marzo. Più tardi, con l’avvento delle barche a motore, si uscì in mare anche in inverno a pescare vongole “bevaràsse” rombi, branzini e cefali (questi ultimi nel momento della “casua”, quando il pesce, per il gran freddo, usciva in mare aperto). Nel periodo primaverile, da Aprile a Giugno si pescavano seppie in gran quantità e sardine. In estate si pescavano il pesce azzurro, polipi, triglie, calamari ed ancora, barboni, cani,canòce ed astesi; infine, in autunno si pescavano passere, sogliole, porati ed ancora sardine.
Tra i metodi di pesca in mare, quello della pesca a strascico risale al lontano 1790 quando i pescatori, riuniti in compagnie, stavano in mare anche per lunghi periodi mentre le portolate (bragozzi o battelli, a vela) erano adibiti al trasporto quotidiano del pesce al mercato di Venezia.
Dagli anni ’40 poi, con l’avvento della motorizzazione, i pescherecci potevano rientrare giornalmente a vendere il pesce. Per questo tipo di pesca si usava la coccia, una rete con ali laterali lunga anche oltre i 50 metri, con piombi e galleggianti sulle due lime che durante la pesca, si disponeva a tronco di cono trainata da due pescherecci. Più tardi, una sola barca a motore usava un sistema di divergenti per aprire orizzontalmente la rete ed un verricello per salpare la rete stessa. Questo tipo di pesca si è però rivelata estremamente dannosa per le risorse ittiche in quanto grandi quantità di pesce giovane (barboni, moli e renghette) morivano schiacciati nella rete ed i pescatori constatarono una diminuzione del pescato.

 

 

Nei primi anni ’50 fu introdotta nel mare Adriatico la pesca con il rampone, già diffusa invece sulle coste atlantiche francesi, che permetteva la pesca di specie bentoniche cioè che vivono a diretto contatto con il fondale come pesci piatti tipo la sogliola, le passere ed i rombi, pectinidi come i canestrelli e le cappesante ed infine granceole, gamberi, scampi e seppie. Il rampone (detto anche rapido per la velocità con qui viene trainato durante la pesca) è classificato nella categoria delle draghe e presenta caratteristiche diverse da una località all’altra. Esso è costituito da una serie di ferri ricurvi detti ramponi o denti che arando il fondo marino, sollevano gli animali che vengono raccolti in una rete montata dietro l’attrezzo. Il rampone è costituito da un sostegno metallico che misura circa tre metri di larghezza per 40 cm. di altezza con denti lunghi 20 cm. ad un intervallo di 25 cm.. A questo sostegno sono saldati due pattini che poggiando sul fondo marino, lo sostengono ed impediscono ai denti di penetrare più del dovuto ed un depressore, costituito da una tavola in legno ad uso spoiler per tenere il rampone aderente al fondale.
Altro tipo di pesca praticato dalla flotta di Caorle è quello alla vongola adriatica (Chamelea gallina), detta bevarassa o pevarassa2. Un tempo l’attività dei vongolari si svolgeva su una barca lunga 8-10 metri con un equipaggio di 4 o 5 persone ed era fornita di quattro remi, un fero da bevarasse a poppa di un verricello e una piccola vela sotto prua. Durante la pesca tre persone stavano al verricello, una al palo del ferro, che veniva mosso continuamente, ed una al timone. Il palo, lungo 8-12 metri, era attaccato ad un rastrello che aveva alle estremità due funi che venivano fissate alle bitte di prua. In questo tipo di pesca veniva calata un’ancora a prua e, rilasciata la fune si lasciava che la barca si allontanasse con la corrente o il vento per 50-60 metri poi, calato il fero, arrotolando la fune con il verricello, ci si riavvicinava all’ancora rastrellando con il fero il fondo marino. Successivamente, l’avvento del motore facilitò lo spostamento della barca ed il recupero con il verricello e, con una pesca più rapida, la cernita ed il confezionamento delle vongole in sacchi avveniva già in barca mentre prima questo compito spettava alle donne, al rientro in porto del peschereccio. Dopo il 1974 infine, fu introdotto il sistema con draga idraulica o turbosoffiante per cui mentre con l’attrezzo infossato per 5 cm. circa viene setacciato il fondo, il pescato viene lavato mediante getti d’acqua prodotti da pompe, rendendo la vagliatura del prodotto molto più agevole.
La laguna e l’ambiente marino antistante la costa hanno subito, nel corso degli ultimi decenni, un grave degrado che ha comportato anche la scomparsa di alcune specie ittiche. La causa è da imputarsi al sempre maggiore prelievo di risorse ittiche praticato senza il rispetto di ogni regola biologica, dovuto in gran parte alla mancanza di un programma di salvaguardia delle istituzioni e degli stessi addetti alla pesca. Un articolo apparso sul quotidiano Il Gazzettino di Venezia il giorno 4 Marzo 2009 riporta che l’anno 2008 ha visto, a livello nazionale, nel settore della pesca, un calo del profitto lordo del 10% e del 6% il calo del numero degli addetti facendo appello ad azioni indirizzate alla garanzia della continuità dell’ambiente con una pesca sostenibile.

 

Daniele Barbaro

Bibliografia:
BIBLIOTECA CIVICA DI CAORLE - Caorle: memoria e tradizioni – Tecnostudio S.r.l. Torino, 2002
EUGENIO TURREI (a cura di) – Adriatico Mare d’Europa. La geografia e la storia – Arti grafiche Amilcare Pizzi S.p.A., Cinisello Balsamo MI, 1999
VINICIO DONA’ E GIANNI PREVARIN - Caorle cinquant’anni di storia in bianco e nero, Arti Grafiche Conegliano s.p.a., Susegana TV 1994
ASSOCIAZIONE CULTURALE “EL FIGHERO” S. Pietro in Volta (VE) (a cura di) – La pesca in mare. Metodi-tecniche, Tipografia L. Salvagno, Venezia 1989
A.G.C.I. VENETO (a cura di) – Mestieri della pesca nella Regione Veneto – Tipografia Arti grafiche Molin Mestre Venezia, 2005
www.grupposommozzatoricaorle.com

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